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venerdì, 18 aprile 2008

                               Contro la comunicazione

La vittoria di Berlusconi e della comunicazione.Non si intende la vittoria alle elezioni(cheè solo una conseguenza),ma la sua vittoria in campi tradizionali come giornalismo , politica, arte,cultura...grazie ad un modo di essere funzionale al contesto in cui la società si trova in questa epoca. La comunicazione massmediatica nel suo rivolgersi direttamente al pubblico,saltando tutte le mediazioni, ha un'apparenza democratica,ma è in realtà una forzatura che omologa ogni differenza.  Televisioni ma anche  un uomo che incarna l'idea di comunicazione sviluppata sotto.

Berlusconi entra in politica nel 1994.Ha sempre vinto. Le sconfitte sono dovute a fatti eccezionali.
Italiani stupidi, o realmente identificati nella figura di B.?O mal informati?


Storiella di un capo di partito. Questi fece un'affermazione pubblica provocatoria e aggressiva nei confronti di un gruppo socio-professionale, cosa che suscitò in molti scandalo e indignazione. Dopo poche ore ritornò sull'argomento ritrattando parzialmente la propria dichiarazione. Il giorno dopo sostenne che la frase incriminata era scherzosa e del tutto priva di intenzioni offensive. In serata affermò che essa conteneva in ogni caso una parte di verità. Il terzo giorno disse che era stato interpretato male. Nel pomeriggio aggiunse infine che si era fatto soltanto portavoce di un'opinione molto diffusa, che non condivideva. Tuttavia per tre giorni fu alla ribalta dei mass media.

Questa è l'epoca della comunicazione che manifesta in tutti gli ambiti sociali i suoi effetti deleteri. Di tutte le mistificazioni della comunicazione indubbiamente la più grande è stata quella di presentarsi sotto le insegne del progressismo democratico, mentre costituisce la configurazione compiuta dell'oscurantismo populistico. L'economista francese Fitoussi, opponendo la comunicazione all'informazione, la considera come il mezzo privilegiato delle ideologie, le quali costituiscono appunto un insieme di opinioni e dottrine già pronte, assunto acriticamente a sostegno dell'azione politica.  La nostra età non sarebbe perciò affatto caratterizzata dal tramonto delle ideologie (cioè dei cosidetti "grandi racconti" che come il comunismo, il liberlaismo, il fascismo pretendono di fornire una spiegazione totale del mondo), ma semmai da una loro semplificazione e banalizzazione estrema  che fa cadere l'aspetto concettuale a favore dell'emozionalità.  Ad esempio un'ideologia bellicista implica la coscrizione obbligatoria e la militarizzazione della società, scelte he la società della comunicazione non sarebbe affatto in grado di sopportare. Perciò il bellicismo comunicativo svuota di significato la parola guerra , non meno di quanto peraltro il pacifismo comunicativo svuoti di significato la parola pace. Non a caso si mandano insieme truppe offensive e aiuti umanitari. Un  discorso analogo vale per tutte le questioni trattate in modo comunicativo: gli opposti si mescolano e si confondono, e quanto più estrema,intransigente e radicale è un'affermazione, tanto più essa sollecita e reclama l'affermazione opposta. La comunicazione è totalitaria in misura molto maggiore del totalitarismo politico tradizionale, perchè comprende anche e soprattutto l'antitotalitarismo. Caratteristica della comunicazione è una subcultura della performance che non è orientata verso il raggiungimento del piacere ma verso il mantenimento dell'eccitazione.La subcultura della performance ha il proprio modello nella prestazione sportiva. La comunicazione rappresenta la reazione del vecchio mondo, della old economy, di fronte alla new economy.La old economy cerca di confondere tutto con tuto per sotroncare sul nascere la portata strutturale ed effettuale del nuovo sapere. Oggi le nuove idee,le nuove conoscenze hanno un potenziale economico ed effettuale che non passa più attraverso l'ideologia e per questo motivo la old economu vuole assolutamente evitare che acquistino grandezza e autonomia. Lo fa cercando di soffocarli nel caos comunicativo,che annulla l'idea stessa di prova di grandezza sostituendola con quella di prova di forza. I vecchi poteri sono costretti a demolire il patrimonio del sapere legittimato e le fonti della sua legittimazione (scuola università ricerca), il patrimonio del costituzionalismo politico ( distruzione della separazione dei tre poteri,legislativo,esecutivo,giudiziario) e il patrimonio artistico culturale (distruzione della preminenza degli intellettuali e degli artisti). Il civilissimo Occidente diventa attraverso la comunicazione il  luogo per eccellenza dell'oscurantismo, del dispotismo e delle barbarie.
Il capo di partito che si smentisce continuamente si attribuisce un ruolo storico provvidenziale. I fautori della tradizione,che si appellano ai valori,alla classicità, ai canoni vengono spiazzati da questi giocolieri,da questi acrobati che vogliono anche farsi eternare nel bronzo e nel marmo. E chi dice che non ci riescano? C'e' sempre una caterva di ingenui pronti a scrivere la storia dell'ultima idiozia, a solennizzare le stupidaggini, a trovare significati reconditi nelle bazzecole, pensando di fare un'opera democratica e progressista,di andare incontro ai giovani e alla gente,di realizzare l'incontro tra la scuola e la vita. La comunicazione perciò sembra mettere fuori gioco i valori non opponendosi ad essi, ma appropriandosene. I predicatori e i profeti devono ancora mantenere una certa coerenza di discorso, della quale i comunicatori fanno a meno,risultando vincitori. Infatti i comunicatori possono, per così dire, in ogni momento rubare la parte ai radicali e agli intransigenti, trasformarsi in un baleno da colombe in falchi per diventare successivamente qualcosa di itnermedio  e tingere tutto del colore  "can che scappa".
Il problema è che il dispotismo comunicativo non può fare a meno di una infinità di competenze professionali,scientifiche e burocratiche aggiornate e di standard elevato. E qui si trova in una impasse che può risultargli fatale: tali competenze infatti nascono,si sviluppano e si rinnovano solo nell'autonomia e nella libertà. Il vitalismo del populismo comunicativo è perciò qualcosa di molto differente dal vitalismo romantico e da quello della contestazione:esso è piuttosto una manifestazione di falsa coscienza.E' l'illusione che la contraddizione in cui resta invischiato non abbia alcun effetto, che il pubblico diventi sempre più ignorante e incapace di spirito critico, che le acrobazie e le incongruenze della comunicazione mediatica siano recepite come manifestazioni della potenza e della fecondità creative della vita.

La comunicazione può dire tutto a condizine di negarlo. Essa procede come un'accettazione incondizionata di contenuti psichici,uniti a un'altrettanto incondizionata loro negazione dal punto di vista della decisione intellettuale;sicchè il comunicatore non può mai essere colto in una precisa identità ideativa e a chi cerca di immobilizzarlo con un "tu hai detto questo" , risponderà sempre che non è vero, che intende un'altra cosa,che non è stato capito,che riporta l'opinione della gente. Il suo modo di procedere è perfino opposto a quello fascista.Anzi può facilmente ritorcere l'accusa tacciando l'avversario di assolutismo,dogmatismo,intolleranza e fascismo.


da "Contro la comunicazione",Mario Perniola, Einaudi ,Torino, 2004.  Trascrizione molto libera
Bibliografia del libro: fra gli altri, Derrida, Lacan, Freud, vari filosofi

Postato da: ciampipiero a 22:49 | link | commenti |


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