"Il corpo implora il ritorno all'inorganico - disse una volta - Nel frattempo non si nega nulla". E ancora, "E' tutta la vita che tolgo di scena il burattino, l'incubo di un pezzo di legno che ci si ostina a voler farcire con carne marcia. Precipitare nell'umano – che parola schifosa – questa è la disavventura. Gli anatomisti gridano al miracolo quando parlano del corpo umano. Ma quale miracolo?! Un'accozzaglia orrenda, inutilmente complicata, piena di imperfezioni e di cose che si guastano". Poi, dopo un malore: "Me ne fotto di quel che mi riguarda. Malati gravi si è per definizione". Sul comico: "Con Benigni siamo amici da anni. Lui è grande nel 'buffo', ma lasciamo stare il 'comico'. I buffi sono concilianti, rallegrano la corte e le masse. Il comico che interessa a me è un'altra cosa. Cattiveria pura. Il ghigno del cadavere. Il comico è spesso involontario. Specialmente quando si sposa con il sublime". La fine della lirica: "La voce dell'opera si è fermata con la Callas, una perfezionista, nel senso che perfezionava i suoidifetti, come tutti i geni. Trovare e cestinare. Di questo si tratta." Attori italiani: "Al mio amico Vittorio Gassman dissi una volta scherzando: 'Non puoi accontentarti di essere il meglio del peggio, cioè il pessimo'. Elitario fino allo spregio: "Ci sono cose che devono restare inedite per le masse anche se editate. Pound o Kafka diffusi su Internet non diventano più accessibili, al contrario. Quando l'arte era ancora un fenomeno estetico, la sua destinazione era per i privati. Un Velazquez, solo un principe poteva ammirarlo. Da quando è per le plebi, l'arte è diventata decorativa, consolatoria. L'abuso d'informazione dilata l'ignoranza con l'illusione diazzerarla. Del resto anche il facile accesso alla carne ha degradato il sesso."
C.B.
Ed io non voglio più essere io!
Non più l'esteta gelido, il sofista,
ma vivere nel tuo borgo natio,
ma vivere alla piccola conquista
mercanteggiando placido, in oblio
come tuo padre, come il farmacista...
Ed io non voglio più essere io!
GOZZANO