Che bei telegiornali abbiamo....
Strategie adottate dagli studenti nella guerra dei gavettoni che segna la fine della scuola
Un bel servizio di circa 1 minuto con tanto di intervista a quelle teste di cazzo.
L'inviato:"Oggi non e' giorno di libri(Inquadrato un libro su un muricciolo).Molto piu' utile munirsi di un bel po di acqua."
Poi viene inquadrato un ragazzo che tira fuori dalla cartella una bottiglia d'acqua.Poi molti secondi di guerra dei gavettoni in una piazza.
Domanda:"L'ombrello serve a difendervi dal sole o come difesa dai gavettoni?"
Risposta:" A tutto, e' multifunzione!"
Pero' anche questa tradizione sacrosanta e di pubblica importanza ha i suoi problemi.
Una testa di cazzo:"Ci hanno chiuso l'acqua per non impedirci di fare i gavettoni".
L'inviato pero' vede che la testa di cazzo ha in mano un gavettone:"Pero' vedo che li fate ugualmente"
E la testa di cazzo:" Eh certo, siamo piu' furbi di loro"
Poi l'inviato misteriosamente chiede ad una testa di cazzo:"Ma chi di voi e' passato?"
E una testa di cazzo indicando i suoi due amici maschi:"Io e loro due sì."Poi indicando altre due teste di cazzo di sesso femminile(usando il tipico maschilismo imbecille di chi provoca per sedurre;anche se poi magari questi attacchi per sedurre non sono altro che il simbolo dell'accettazione della superiorita' femminile che così,dopo questa confessione,e' piu' disponibile a starci!):"Loro invece no...lei no,non e' passata".La telecamera inquadra lei(che naturalmente e' passata),(ma molto male la inquadra) mentre lei ride come una cretina"
Il suffragio universale e' il primo dei mass media.Tra il XIX e il XX secolo,la pratica politica e la pratica economica si riuniranno sempre piu' in un medesimo tipo di discorso.Propaganda e pubblicita' si fonderanno sul medesimo marketing e merchandaising di oggetti e idde-forza.Questa convergenza di linguaggio tra l'economico e il politico e' d'altronde cio' che contrassegna una societa' come la nostra,dove l'economia politica e' pienamente realizzataMa e' anche allo stesso tempo la sua fine,poiche' le due sfere si aboliscono in una realta',o iperrealta',completamente diversa,che e' quella dei media.
Che molti lamentino la corruzione della politica da parte dei media,deplorando che la manopola della TV e i pronostici MPU(i sondaggi) abbiano sotituito allegramente la formazione d'una opinione,testimonia semplicemnte che esshi non hanno compreso nulla della politica.I sondaggi si situano al di la' di qualsiasi produzione sociale d'opinione.Non si riferiscono piu' che al simulacro dell'opinione pubblica.Se c'e' un posto in cui la formula di Mcluhan ha un senso e' proprio qui.L'opinione pubblica ,per eccellenza, e' contemporaneamente medium e messaggio.E i sondaggi che l'informano sono l'imposizione incessante del medium come messaggio.
"La morte mi fa ridere,la vita no la vita no la vita no."
"Il lavoro...ancora non lo so...mi hanno preso...non mi hanno detto niente"
Il lavoro e' una morte lenta non nel senso che si oppone alla realizzazione della vita-questa e' la concezione idealistica-il lavoro si oppone come una morte lenta alla morte violenta.Il lavoro si oppone come morte differita alla morte immediata del sacrificio.Il servo e' uno schiavo emancipato,liberato...perche'? liberato per il lavoro.Colui che lavora resta colui che non e' stato messo a morte, al quale e' stato rifiutato questo onore.E il lavoro e' in primo il segno di questa abiezione di non essere giudicato degno che della vita.Il potere non e' quello di mettere a morte ma proprio all'opposto quello di lasciare in vita-una vita che lo schiavo non ha il diritto di rendere.Il padrone confisca la morte dell'altro,e conserva il diritto di rischiare la propria.Cio' e' rifiutato allo schiavo,che e' votato alla vita senza contraccambio,quindi senza espiazione possibile.
Lo scambio simbolico e la morte
“La fine del lavoro. La fine della produzione. La fine dell’economia politica. La fine della dialettica significante/significato che facilita l’accumulo di conoscenza e di significato, del sintagma lineare del discorso cumulativo. E, nello stesso tempo, la fine dello scambio valore/uso che è la sola cosa che rende possibili l’accumulo e la produzione sociale. La fine della dimensione lineare del discorso. La fine della dimensione lineare dei beni. La fine dell’era classica del segno. La fine dell’era della produzione”.
Nella misura in cui le simulazioni proliferano, esse finiscono col riferirsi solo a se stesse: una fiera di specchi che riflettono immagini proiettate da altri specchi sulla televisione onnipresente, sullo schermo del computer e su quello della coscienza, che a sua volta rinvia l’immagine al magazzino da dove proveniva, magazzino pieno di altre immagini, anch’esse prodotte da specchi simulatori. Imprigionate nell’universo delle simulazioni, le ‘masse’ sono “immerse in un bagno mediatico” privo di messaggi o di significati, un’era di massa dove le classi scompaiono e la politica è morta, come lo sono i grandi sogni di disalienazione, liberazione e rivoluzione.
Lo scambio simbolico e la morte