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sabato, 30 settembre 2006

VIAGGIO

 

Il viaggio e' in primo luogo un modo di sbarazzarsi della propria cultura.Non so se rappresenta un modo di cercare altro da se',ma in questo senso costituisce sicuramente un preliminare:e' legato ad una forma di negazione,di smentita della propria cultura,una forma di apertura,forse un po' negativa ma certo di propulsione,di espulsione.E' energia che proviene  dall'espulsione piuttosto che dalla curiosita',perche' questa viene dopo.  " BAUDRILLARD"

VIAGGIO

Ci si lascia portare dalla vita,si viaggia per negare il tempo attraverso lo spazio.E' un arte il viaggiare,che consente di sfuggire al naufragio in casa:alla poltrona,alle pantofole,alla noia degli assilli ordinari,al radicamento e soprattutto sfidando il tempo,a quella morte che e' un vivere solo per "aver gia' vissuto". "Adorno?"

Postato da: ciampipiero a 10:10 | link | commenti (2) |

giovedì, 28 settembre 2006

Sogno(oggi)

tutta questa giovanile voglia di "sognare".Come se gia' la realta' non fosse un sogno..a proposito di questo c'e' il precendente post sul significato-ante.Non avendo chiavi di lettura per la realta' si fermano a constatare l'indifferenza e la noia che inevitabilmente,a causa di una vita agiatissima ( non desiderano piu',prima ancora del desiderio la cosa gli arriva...).A questo punto non riescono piu' a notare come sono profonde le cose semplici o come sono semplici le cose che loro credono complesse.Si rifugiano nel "sogno"  e credono invece di essere coraggiosi perche' si lasciano andare nel sogno!C'e' questa ansia di godere della vita per forza....non lo vogliono ammettere ma oggi gia' a 23 anni in questa societa' ci si sente vecchi...ma loro non demordono....li capisco...e' il sospiro della specie e la paura di essere inconcludenti nella vita...e allora "carpe diem"....e altri luoghi comuni.ci sono migliaia di libri che parlano della realta' e dei fantasmi-apparenza(gunther anders) che a  causa della televisione e dei media in generale si confondono rendendo impossibile distinguergli l'una dall'altra. e questi hanno paura di "non credere a niente"...quando non dipende assolutamente da loro  tutto cio'...non so quanti secoli e' che qualcuno ha gia' detto che oggi non avremmo potuto credere a nessun ideale(basterebbe pasolini qualce decennio fa).Per cominciare dovremo renderci conto del fatto che abbiamo una prospettiva della realta' bloccata,settaria,qualunquista...solo dopo aver capito questo allora potremmo parlare d'altro.Questi (empi-)impiegati che incontro sui bus la sera dopo una giornata di lavoro...eccoli i fantasmi.Com'e' noiosa la vita eh per voi!?Certo lo e' perche' siete gia' morti ,zombie.Poi col discorso del sogno e del "buttarsi" sulle cose,senza pensare(perche' poi c'e' anche questo istinto di cui viene rivendicata l'importanza..ahaha...io sapevo che l'istinto proprioperche' e' istinto e' incontrollabile...e invece si dice "devo essere piu' istintiva) si crede di aver vissuto...mentre ci si rifugia in una realta' parallela ,in una dimensione apparentemente avventurosa,mentre e' tutta una fuga dai sentimenti...e invece si crede di aprirsi completamente ai sentimenti...si magari a quelli belli...solo a quelli...mentre il dolore...la cultura greca del dolore....che bellezza e che sventura l'averla dimenticata.Connesso all'avventura c'e' il viaggio....distruggero' anche il viaggio...purtroppo per voi.

Postato da: ciampipiero a 00:47 | link | commenti |

sabato, 23 settembre 2006

"Credo in dio in quanto non esiste. Ma sono religioso... Sono devoto in ginocchio davanti all'assenza, come sono in ginocchio davanti alla donna se è assente...se mi si presenta..addio vita nova." C.B.

Postato da: ciampipiero a 09:31 | link | commenti |

La gazzarra dei gazzettieri

Hegel affermò che, nella società moderna, il rito della messa mattutina era destinato ad essere sostituito dall’abitudine di leggere il quotidiano.
Forse non sapeva quanti e quali danni tale consuetudine avrebbe causato.


Oggi molti cominciano la giornata squadernando quei fogli o scorrendo i titoli e le principali “notizie” delle rispettive versioni telematiche: se si eccettua qualche eccezione, i quotidiani sono la dimostrazione di come, per citare Leopardi, la cultura sia evaporata nell’”informazione” (le virgolette sono mie).

Un approccio critico consente di distinguere, leggendo tra le righe di questi “scartafacci dilavati e graffiati”, la vera natura dei “giornalisti” e di abbozzare una classificazione in alcuni gruppi. Non pretendo di essere esauriente, ma di far riflettere su codesti imbrattacarte e sui loro omologhi televisivi.

Il primo gruppo è formato dai “cronisti” d’accatto che scribacchiano di eventi più o meno importanti, ma che solleticano la curiosità dei lettori: essi sono dilettanti che adoperano un pessimo italiano, irto di solecismi. Costoro sono persone dalle conoscenze assai limitate, ma con una certa facilità nella scrittura, cui i direttori demandano il compito più ingrato, quello di occuparsi dei fatti sordidi, turpi o anodini e di colorirli con qualche frase ad effetto adatta ai palati meno raffinati. Costoro, simili ai paria indiani ai quali sono affidati i lavori umili, sono numerosissimi tra i “giornalisti” televisivi, un’accozzaglia di strilloni e di segretarie mancate ciniche e vanitose, che usano lo schermo per esibire le mèches e strappare una lacrima, magari con una melodia struggente come sottofondo del servizio.

Il secondo gruppo è costituito da aspiranti “giornalisti”, redattori che mescolano sapientemente la notizia al commento. Sono figure già più scaltrite, rispetto alla precedenti. Essi sembrano innocui, ma non lo sono, perché, anche quando si tratta di riportare una notizia, vuoi per malafede vuoi per superficialità vuoi per insipienza, riescono sempre ad oscurare la verità e a divulgare, insinuandola, la menzognera versione ufficiale. Ovviamente questi pennivendoli sono del tutto incapaci non solo di compiere un’inchiesta, di vagliare le fonti, di operare un confronto tra le varie versioni della notizia, ma si rivelano inetti anche in un semplice ragionamento, non notando evidenti contraddizioni o contraffazioni della realtà.

Il terzo gruppo coincide con le firme prestigiose del “giornalismo”, con il gotha di editorialisti, opinionisti et similia. Sono individui saccenti e spocchiosi, in cui una cultura, nel migliore dei casi, da Bignami, viene presentata come una rivelazione messianica. Costoro, in quanto detentori della “Verità”, discettano su tutto, ammoniscono ed ammaestrano. Assomigliano al conte zio di manzoniana memoria, essendo personaggi pieni del loro incommensurabile vuoto. Ciò è dimostrato dai loro fondi simili a untuose omelie o a servili panegirici del dio da loro adorato, si tratti di un partito politico o di un’ideologia distorta. Sollecitati da qualche lettore intelligente ad occuparsi di veri problemi, glissano, continuando a cianciare, a balbettare idiozie o a ironizzare dal basso della loro infinita ignoranza. Se, per puro caso, viene pubblicata la lettera loro inviata, balza agli occhi la siderale distanza tra il buon senso di alcuni cittadini e la goffaggine degli opinionisti, impeciati nei loro presuntuosi pregiudizi. Se qualcuno li invita ad esprimere il loro parere su questioni quali il signoraggio, le scie chimiche, il progetto Haarp, la società Skull and bones, il traffico di organi, il nesso tra attentati e servizi segreti etc. o annaspano, poiché sono parole ed espressioni non incluse nel loro miserrimo vocabolario, o, gonfiandosi come la rana di Fedro, pontificano paternalistici. Fautori dello status quo, si atteggiano, però, a critici del potere.

No, caro Hegel, non è cambiato molto: una volta la gente era inebetita dai sermoni dei sacerdoti; oggi è rintronata dalla carnascialesca gazzarra dei gazzettieri.

Postato da: ciampipiero a 08:55 | link | commenti |

venerdì, 01 settembre 2006

Che tipo di uomo vuole il nuovo potere? si chiedeva Pasolini.
Non vuole più un buon cittadino, un buon soldato.
Non vuole un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista, e nemmeno religioso.
Al posto del vecchio tipo d’uomo, il nuovo potere vuole semplicemente un consumatore.
Anche la Chiesa, prevedeva Pasolini, diventerà superflua.

Postato da: ciampipiero a 23:08 | link | commenti |

Quasi tutto il caos di eventi che sono passati attraverso la parola, quella parola che per labirinti di miliardi di bocche è arrivata fin qua, è inconscio, naturalmente. 'Naturalmente' proprio nel senso che deve essere una legge di natura, questo infinito oblio della lunga sorte di ogni parola possibile. - Solo perché tutto il gran buco nero che abita ogni parola (che è vero ma che non ci serve) ci è inconscio, possiamo azzardare una parola qua e là. Dirla, una parola, si può solo senza pensarla. Se ci pensassimo (Valéry) ci sprofonderemmo.


"Il significato è un sasso in bocca al significante" (Lacan). La parola "grazia" dura infinitamente più a lungo di tutti i significati che vi sono transitati. Nello stesso significante coabitano ventagli di significati capaci di arrivare all'antitesi. E ora mi sto limitando a tradurre dall'italiano all'italiano, e solo diacronicamente, quando anche limitandoci a questa fogliolina di tempo presente, le 11.oo dell'8 maggio 2006, come io dico "grazia" o come lo dicono su Canale 5 o come lo dice il cardinale Ruini è facile supporre che corrispondono a significati diversi, e tra loro - fino al reciproco rancore - perfino incomprensibili. Ciascuno si trova, parlando, a errare, a sbagliare, a fare sviste, a dimenticare, a sognare; nessuno ha la lingua sempre pronta per l'uso, anzi l'uso comporta equivoco e malinteso
Così è anche se non ci pare.

Postato da: ciampipiero a 09:40 | link | commenti |