Il "gesto" del suicidio
Condannato e santificato,il suicidio e' stato giocato su mille registri.Luogo eminente della libertà:"la vita dipende dalla volontà altrui,la morte dalla mia"(montaigne),il suicidio ha affiancato i sentieri della debolezza e della codardia,presentandosi a tutti i tribunali:Quello degli uomini che si lasciano sopravvivere alla propria morte e quelli di Dio da sempre "creatore e signore della vita".
Ma che significa porre fine alla propria vita?Significa disabitare una virtu' su cui il cristianesimo ha insistito molto senza riuscire a farsi molto capire; parlo della speranza che la religione cristiana mette a fianco alla fede e alla carita',virtu' piu' note della speranza.piu' comprensibili,piu' pratiche.Ho sempre pensato che la speranza non riguarda il futuro,non confina col sogno,non accompagna l'augurio,non frequenta l'auspicio,non attende.Questa proiezione in avanti non ha facilitato la comprensione di questa virtu',l'ha semplicemente abbandonata alla genericita' del "fin che c'e' vita c'e' speranza".Ma andiamo in fondo a questo dire comune e scaviamone il senso a partire da quel cumulo di anni che abbiamo, e da cui prende avvio a ritroso il nostro passato. qui e' la custodia della nostra identita',quella che si vuole abolire in un colpo col gesto suicida.Ebbene dipende da noi stabilire se il nostro passato e' definitivamente passato o perdura col suo potenziale di avvenire.Qui la religione,grande custode della psiche, e la psicoanalisi,modesta custode della psiche, offrono due diverse soluzioni.Quando con ogni donna che incontro non cesso di ripetere atteggiamenti ed emozioni che ho provato quando ho incontrato quella prima donna dellamia vita che era mia madre,un passato in me non e' passato, ma continua come trama perenne della mia condotta.La psicoanalisi tenta di rendere definitivamente passato questo passato,in modo che dalla sua liquidazione possa inaugurarsi un futuro.La religione,che non crede a queste liquidazioni perche' conosce di quali profondità si nutre quell'identità che nel suo linguaggio si chiama anima,invita alla riassunzione del proprio passato,per evitare che, con la sua chiusura,esso diventi il senso inoltrepassabile della mia vita.Sia Giuda sia Pietro hanno tradito Gesu' ma mentre giuda ,suicidandosi,ha assegnato al passato il compito di esprimere tutto il senso della sua vita,Pietro ha conosciuto la fatica di ri-assumere il proprio passato togliendoli l'onore di dire l'ultima parola sul senso della sua vita.Questo e' lo spazio dove si gioca la speranza o il gesto suicida.Sperare non significa guardare avanti con ottimismo,ma guardare indietro per vedere come e' possibile configurare quel passato che ci abita,per giocarlo in possibilita' a-venire.Suicidarsi invece e' decidere che il nostro passato contiene il senso ultimo e definitivo della nostra vita,per cui non e' piu' il caso di riassumerlo,ma solo di porvi semplicemente fine.E così sia la speranza sia il suicidio giocano i loro dati sul passato e sul senso che il passato viene assumendo per me.E siccome sono io a dar senso al passato,nella speranza c'e'la liberta' di conferire al passato la custodia di sensi ulteriori, e nel suicidio l'illiberta' di chi nel passato vede solo un senso inoltrepassabile e percio' definitivo.Ma siccome il senso non e' in giro come in giro ci sono le cose,ma dipende da noi conferire o togliere senso,in ogni suicida c'e' un tratto di infedelta' all'essenza dell'uomo che e' custodita nella possibilità di esistere solo se non smette il lavoro della creazione del senso.Naturalmente piu' il senso viene sottratto alla creazione degli individui,piu' e' descritto e prescritto in quella soggettiva sovraindividuale che vent'anni fa chiamavamo il Potere o il Sistema, e che oggi piu' lucidamente,chiamamo la tecnica,allora il suicidio puo' diventare piu' frequente e piu naturale perche',se rispetto a me il senso e' deciso sempre altrove io sono privato fin dall'inizio della mia essenza di creatore di senso e, ponendo fine alla mia vita,pongo fine a qualcosa che non e' mai stato..Ma non sembra questo il rischio a giudicare dalla felicita' che oggi tutti gli uomini provano ad abitare il tempo della tecnica ed a consumare i prodotti della tecnica.Eppure,proprio qui,sottilmente,a nostra insaputa, prende avvio il domani così identico all'oggi e allo ieri che costituisce la trama nascosta dell'insensatezza che,un certo giorno, diventa gesto.Un gesto che ,al di la' delle fantasie eroiche che sempre lo accompagnano,in realta' affonda nell'indifferenza della terra che tutto seppelisce.
A che ora e' la fine del mondo?
"Che il mondo si trovi in una condizione di male e' un lamento vecchio quanto la storia,vecchio anche quanto al poesia,piu' vecchia della storia,vecchio anzi quanto la piu' vecchia di tutte le leggende poetiche,la religione dei preti.Tutti ,nondimeno,fanno incominciare il mondo dal bene :dall'eta' dell'oro,dalla vita nel paradiso,o da una vita ancora piu' felice nella comunanza degli essere celesti..Ma essi fanno ben presto svanire questa felicità come un sogno,,e allora affrettano la caduta del male.Così adesso(ma questo ADESSO e' vecchio come la storia)noi viviamo nel tempo estremo;l'ultimo giorrno e la fine del mondo sono alla porta,e il giudice del mondo e' già adorato come il Dio che e' ora il piu' forte."
Un bel Dio da contemplare: così si abdica all'essenza umana
(...)Si comprende a questo punto come il rapporto da intrattenere con l'essere non sia propriamente contemplativo, ma di attesa. L'attendere è una cosa diversa dal contemplare. Se la contemplazione suppone una immobilità ,un'attenzione a qualcosa che generosamente si offre perché di essa si possa fruire,una rivelazione, l'attesa suppone un'attenzione che non riposa in sé, ma, vigile, si dà da fare per tenere aperta l'apertura che ogni rivelazione minaccia di chiudere. La differenza tra fede filosofica e fede religiosa è tutta qui. Non averla compresa o, peggio, averla criticata, significa aver abdicato non tanto alla filosofia, quanto all'essenza della condizione umana. Certo l'attesa e' rischiosa, ma non in sé, bensì nel suo esito degenerativo;Jaspers non se lo nasconde:" il pensiero puo' offrirmi quel terreno che mi sostiene, così come puo'sottrarmelo. Ma anche se è pericoloso, il pensiero costituisce tuttavia quel rischio che bisogna correre, perché solo così si può giungere a quella dimensione autentica a cui mi sottraggo quando mi affido a quella mancanza di problematicità che caratterizza il non pensare nella sua opaca e ristagnante insufficienza." In questo senso ogni pensiero che sta in posizione d'attesa sta sotto il segno del rischio. L'attesa può diventare abbandono e alla fine indifferenza così come può risolversi in un espediente di fuga da quella profondità in cui pure si è. A sua volta il naufragio di tutte le risposte può coincidere con l'avallo a quanto esiste, ma in questo caso, più che con l'attesa si ha a che fare con la rinuncia che e' sempre in agguato quando si ha la percezione dell'impossibilità che possono costituirsi unità totali, sistemi unificanti e assoluti di valore forze terrestri capaci di sostituirsi alla caduta divina. Sono questi, alcuni esempi di come il domandare radicale possa condurre nello smarrimento o nel nulla fino a far sospettare che sono la mancanza di problematicità possa consentire la vita ossia almeno condizioni di vita. Ma l'uomo,una volta che pensa, non vuole ingannarsi. Filosofare e' quel pensare che non si pone limite alcuno. E solo attraverso il pericolo del nulla è possibile filosofando, trovare la via.
Umberto Galimberti
Glenn Gould:immaginazione al pianoforte
Ostwald musicista, psicologo e amico di gould, scrive in una recente biografia che Gould annullò un concerto a Salisburgo a causa di una tracheite. La circostanza, normalissima per un cantante, è di certo insolita e curiosa per un pianista; ma, come spiega bene schneider la voce, appendice extracorporea, si ergeva nel tentativo di smaterializzare l'esecuzione, di renderla in qualche modo indipendente dalla fisicità, appunto, dello strumento (La contraddizione con quanto affermato sopra, ovvero con l'idea, che Gould tenti una fusione quasi carnale con il suo strumento, è solo apparente: infatti, ragionando in termini astratti, tale fisicità, non potendo essere annullata con la fusione carnale, viene girata con il canto. Cantare per Gould è una maniera per non soffermarsi, soggiogato, a contemplare uditivamente la bellezza del suono che egli stesso ( le sue dita) produce. È celebre, per esempio, quell'aneddoto, raccontato dal pianista stesso, di quando, per correggere un errore di lettura dell'opera 110 di beethoven, si costringe a ristudiare il pezzo sommerso dal rumore molesto dell'aspirapolvere della donna di servizio. In tal modo, racconta il pianista, è costretto a pensare il suono non come prodotto di un'azione ben coordinata delle dita, ma unicamente come proiezione mentale.La voce, personalizzata, risacralizza l'itinerario profanato dall'esistenza. Dunque la voce personalizzata di gould tenta di ricomporre la scissione creatasi nell'atto esecutivo tra pensiero(musica scritta) e prassi(musica suonata); in tal modo si rafforza l'unità dell'esecuzione, che evidenzia il tentativo di costruire un progetto comune tra gesto e suono. La voce è l'espansione del corpo, ma soprattutto un'espansione( fisica) d'ordine mentale: si tratta, comunque, di una manifestazione estrema di dinamismo vitale dell'interprete, che si offre ad un ulteriore contatto virtuale coll'ascoltatore.
da "L'immaginazione al pianoforte"
...E poiNietzsche che vede nelle grandi madri dell'essere lo sfondo da cui l'umanità un giorno sì è emancipata per esprimere sul piano della cultura quanto era trattenuto nel sangue e nella carne, priva di volto e di soggettività, che la madre- ventre e custodisce al solo scopo di non lasciar uscire. Non tutte le madri generano o abortiscono. Forse nessuna madre genera davvero o davvero abortisce, se tutti popoli primitivi avevano assegnato ai padri la funzione di tagliare il cordone ombelicale per evitare quella captazione duale che tiene sempre un figlio vicino a sua madre.non c'è progresso nell'apologia del ventre, non c'è neppure il sentimento, perché dal ventre materno non c'è distanza, condizione essenziale per qualsiasi relazione, anche per la relazione d'amore.Ha un bel dire Bachofen che " in una vita piena di violenza il principio materno fu divino principio amore, di unità, di pace e che nella cura per il frutto del proprio corpo, la donna impara prima dell'uomo a spingere la propria preoccupazione amorosa oltre i confini dell'io individuale, verso un altro essere, e a dedicare alla conservazione e all'abbellimento dell'altra esistenza tutte le capacità inventive del suo spirito." tutto questo è vero, ma solo per non lasciar nascere l'altro come altro per tenerlo accuratamente presso di sé. In questo "accuratamente" si risolve ogni "cura" materna. Bachofen nell'apologia della grande madre, nell'apologia di sua madre, a cui il libro è dedicato, non si è accorto di celebrare quel grande mausoleo da cui l'uomo, se non fossi uscito, non avrebbe percorso un solo passo nella direzione di quella che oggi, guardando la distanza che abbiamo interposto tra noi e la madre, siamo soliti chiamare cultura e civiltà.
Galimberti
Ulisse eroe moderno? Certamente per due caratteristiche: la menzogna e l'astuzia. Ma ritraduciamo queste parole e conferiamo la dignità che ad essi spetta. Mentire significa abitare la distanza che intercorre tra apparenza e realtà, e quindi uscire dall'ingenuità di quanti credono che le cose sono ciò che appaiono. Il cavallo che Ulisse porta dentro le mura di Troia appare come un'offerta gli dei, ma è una macchina da guerra. Dunque l'apparenza inganna, va oltrepassata. Da questo oltrepassa mento e nata la filosofia che è sempre stata alimentata dal sospetto che le cose non sono come appaiono. Prima di Marx Freud e Nietzsche , prima che tutti lo sapessero vent'anni dopo per bocca di wojtyla, prima di loro, Ulisse aveva inaugurato quella doppia coscienza per cui: e a 1° più alto di vivi di città chi mente sapendo di mentire perché disabita l'ingenuità per abitare la complessità dei due livelli: la realtà e la sua maschera. Tra questi livelli prende avvio quella complessità che non concede più verità assolute, ma solo probabilità plausibili. E qui si inserisce la seconda caratteristica di Ulisse, la famosa astuzia che non è furbizia ma capacità di trovare di volta in volta il punto di equilibrio tra le forze contrarie; il suo tempo è il tempo opportuno, la sua funzione è il rinvenimento del punto di debolezza tra le forze contrastanti, la sua forma è la prudenza necessaria per chi, trovandosi a decidere senza verità, anticipa l'evento senza certezza che produce operazioni che non si lasciano dedurre da principi immutabili. Con Ulisse forse per la prima volta nella storia, appare tutta la debolezza e l'insignificanza della verità. Che la verità sia vera e inessenziale importante è che sia persuasiva. Anche Cassandra dice la verità ma le sue parole, non essendo accompagnate da persuasione, restano inefficaci. I greci con Ulisse avevano già capito quello che oggi impariamo dalla politica e dalla pubblicità. Non è importante che le cose che si dicono siano vere, è sufficiente che siano persuasive. La persuasione e non la verità crea consenso, quindi folle disciplinate e quiete per chi le governa. Dalla religione alla politica, dalla pubblicità al mercato, dalla psicoanalisi all'istruzione, ditte quante volte si è trattato di verità e non invece di semplice persuasione?
Galimberti
Il medium è il messaggio. Se abbiamo ben capito, professore, è inutile aprire le lettere, e' il postino che dobbiamo leggere. l'immaginazione al potere. Ma quale immaginazione accetterà di restarvi? La crisi della cultura. C'è sempre stata.: shakespeare non sapeva il greco e omero non sapeva l'inglese. La crisi del romanzo nasce dalla sicurezza dei personaggi, che aspettano soltanto nuovi miglioramenti. La parola verità non significa nulla da quando la menzogna è diventata inutile. La natura è soltanto un luogo dove andiamo a meravigliarci di essere tanto stupidi. La bambina che assaggia per la prima volta un'arancia disse:, "sa di aranciata". E un altro bambino in villeggiatura scrisse: "qui i polli vanno in giro crudi". La mamma domandò al bambino: "come nascono i genitori?" E il bambino: "vuoi dire: muoiono. "
e.f.
Siamo non solo a corto di idee, ma persino di emozioni. Deboli fantasie si formano nella nostra mente, e nessun fiato le agita, le gonfia, le fa vivere. Ci stiamo abituando tutto. Ciò che succede è quanto possiamo ripetere, non ci serve altro.
" scusi, signore, sa a che ora passa il satellite americano?"
"dovrebbe essere già qui sono le 8.10"
Dal buio del giardino un'impaziente voce femminile: "Mario, è passato?"
"No, ma il signore dice che dovrebbe essere già qui."
"Forse ritarda, la minestra è in tavola,vieni?"
"E se fosse entrato nel cono d'ombra?"
"È possibile, comunque c'è quello delle 10."
"Buonasera, signore"
"Buonasera"
ennio flaiano
tommy...povero tommy ,suo padre.ahhaha
"ma allora,quando i genitori dicevamo "dategli le medicine,e'malato,vi prego" lui era gia' morto.."ma vaffanculo
Da vari casi accaduti sappiamo ormai che morire è imprudente. Soprattutto se si muore per mano di uno o più assassini che restano ignoti: per cause dunque non passionali, ma per semplice aggressione o rapina. Risultate inutili le indagini per trovare o almeno identificare gli assassini, l'attenzione si sposta sulla vittima. Si chiede a lui la spiegazione del delitto. Sul suo conto si vengono a scoprire cose poco belle: che fumava, guardava la televisione, usciva raramente di casa e godeva di una pensione insufficiente. In più che la sua consorte non era di grande nascita e aveva avuto in gioventù due fidanzati. Approfondendo le indagini altre ombre si addensano sulla scheda dell'assassinato e della sua consorte: facevo dei picnic che! Questo è già intollerabile, ma il quadro peggiora se si pensa che i cui picnic che venivano fatti servendosi dei mezzi pubblici di comunicazione, trama e anche peggio: ferrovie locali. Infatti negli ultimi tempi avevano dovuto vendere la loro utilitaria, per ragioni che non vengono chiarite ma tuttavia sospette: anzi, diciamolo subito, per bisogno urgente di denaro. Ora ci si domanda che bisogno avesse di denaro gente così sprovvista di mezzi. L'ipotesi che servisse per pagare un vecchio ricatto è accettabile. Come diventa odiosa la mediocrità. Degli assassini, invece, ancora non sappiamo niente. Gli identikit, per quelle eterne discordanze tra testimoni, offrono volti assolutamente ideali non privi di calore umano, di fascino e di intelligenza. Gli assassini la dimostrano, del resto, evitando di farsi prendere. Su di loro si sposta la comprensione popolare. Forse si tratta di gente che deve continuare a divertirsi e non ha denaro, quindi costretta dalla logica insensata delle cose a uccidere per pochi soldi. Che si tratti di scapestrati non c'è dubbio. Hanno agito senza esitazione, per impulso, per non farsi scoprire. si quindi per una difesa della loro censura abilità. Legittima difesa? Perché escluderla? Sulla vittima continuano a venire alla luce prove agghiaccianti di squallore: ebbe varie contravvenzioni per divieto di sosta, soffriva di disturbi gastrici. Era molto avanti negli anni diciamo vecchio e irritabile. Ebbe anche una lite con lattaio, permise le questioni di resto; e il lattaio (vedi foto) testimonia che era un uomo curvo e taciturno e vestiva senza eleganza. Dei suoi amici meglio non parlare: persona di scarso reddito, costretti a una vita modesta e che ora preferiscono tacere fingendo sorpresa. Dicono di non capire le ragioni di un simile delitto. Così non si aiuta la giustizia. Se volessero parlare direbbero la verità, ma non lo fanno. Ci direbbero che il loro amico è l'unico vero colpevole, per il fatto di essere morto.
ennio flaiano
corriere della sera,13 marzo 1969