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martedì, 21 marzo 2006

 

" E poi perche' dici di amarmi?

Per andare avanti?

Dove?

La'.

No."

Piero ciampi

Postato da: ciampipiero a 23:09 | link | commenti (1) |

 

Vizi:Collegamento Galimberti-Flaiano

 

Ogni tanto incontro qualcuno che piu' o meno velatamente mi rimprovera di aver collaborato a mostrare nella "Dolce vita" Roma come sentina di vizi..Strano,io penso il contrario.A questa gente vorrei rispondere con le parole del mio amico Frassinetti:"C'e' un genere di pazzia che consiste nella perdita di tutto fuorche' della ragione".In altre parole:E' colpa mia se il vizio a Roma diventa presto razionale e utilitario?E se, non alimentato dalla passione,diventa un fatto esteriore,un costume,una moda?

Ennio Flaiano

 

A differenza dei vizi capitali che segnalano una deviazione o, a seconda della tolleranza dei tempi,una caratteristica della personalita', i nuovi vizi ne segnalano il dissolvimento,che tra l'altro nn e' neppure avvertito,perche' investe indiscriminatamente tutti..I nuovi vizi non sono personali, ma "tendenze collettive"(mode),a cui l'individuo non puo' opporre efficacia resistenza individuale,pena l'esclusione sociale.Un po' di ecstasy (vizi....) da' quella leggera scossa emotiva di cui si e' assetati,ma non lo si dice,lo si fa per moda,per essere come gli altri con cui si fa branco.

 

Umberto Galimberti

Postato da: ciampipiero a 18:24 | link | commenti |

sabato, 18 marzo 2006

il SOLE24ore

C'e' un retrogusto da Italietta di Flaiano nel conformismo piccolo-borghese del "si salvi chi puo'" che agita gli alleati della casa delle liberta'.L'idea del tridente sembra fatta apposta  per socializzare la vittoria e mantenere individuale la sconfitta.

Conformismo e' la sospensione delle proprie autonome decisioni o opinioni in atesa di sapere che senso convenga orientarle,in ossequio alla supremazia di altri.

"L'idea della filosofia e' la mediazione,quella del Cristianesimo il paradosso" quindi la fede in Cristo non puo' essere stravolta in filosofia.oggi invece questo fanno gli atei devoti.La fede per gli atei devoti va usata per quello che serve e respinta per quello che e'.La fede dei cristiani ha avuto ed ha effetti civili,ma su quali basi si puo' pretendere di ridurla a religione civile?Se sta succedendo questo allora e' l'attentato piu' serio alla fede.Infatti prima il Cristianesimo veniva fronteggiato per quello che era,e veniva accettato o rifiutato per la sua essenza."

Postato da: ciampipiero a 12:34 | link | commenti |

venerdì, 17 marzo 2006

Se c'e' qualcosa che mi trattiene dal morire e'lo spettacolo dei funerali che trotterellano nel traffico,intralciandolo,correndo agli incroci,prendendo infine al galoppo l'ultimo tratto libero,parallelamente a un tram sul quale i passeggeri non sanno se alzarsi,star seduti,segnarsi o continuare a leggere il giornale.

Postato da: ciampipiero a 19:32 | link | commenti |

la musica gradevole e distensiva delle canzoni.e i pezzi da discoteca sono sempre monoritmici.Questo per far si che l'ascoltatore abbia la piacevole illusione inconscia che quell'ascolto durera' all'infinito.E questo  nasconde incosciamente la propria morte all'ascoltatore.il soggetto si "dimentica" della morte grazie proprio al senso di eternita' dato dalla monoritmicita' e dall'assensa di melodia(nei pezzi da discoteca.Tossicodipendenti e alcuni anche stupidamente ignari di cio'.

Postato da: ciampipiero a 11:29 | link | commenti |

lunedì, 13 marzo 2006

"L'  integrazione "          1960

Luciano Bianciardi                                                                                   

Ora se non ricordo male fu proprio dopo la seconda visita al casino che io dissi a Marcello ch era meglio prendere il treno e tornarcene a casa nostra.Lui che mi conosce capì al volo cosa avevo in mente e attacco' una delle sue solite prediche.Prima di tutto disse che ero un provinciale.Cosa mi credevo?che la grande citta' fosse quel luogo di meraviglie e di godurie che credono certi,quelli che amano viaggiare?No la grande citta' era proprio così invece:un posto duro,cattivo ,teso,assillato:tanta gente che corre,che si dibatte,che ti ignora,che deve arrivare.

"Arrivare dove"chiesi.

"Chi lo sa.A pagare la tratta che scade,forse,a trovare i soldi per concedersi questo dubitabile vantaggio,provinciale anch'esso,di vivere nella grande citta'.Guardali in faccia:stirati,con gli occhi della febbre,dimentichi di tutto tranne che dei soldi che ci vogliono ogni giorno, e che servono soltanto quanto basta per stare in piedi,per lavorare,trottare ancora,e fare altri soldi.Un giro vizioso.E la tragedia sta proprio nel fatto che di questo loro non si avvedono,che si ritengono privilegiati.Ascoltali,provocali,e sentirai la sicumera di qeusta gente,solo perche' abita nella grande citta'.Questi sono i ceti medi italiani,avviliti dal padrone,e insieme sollecitati a muoversi nella direzione che fa piu' comodo al padrone.Neanche i loro bisogni son genuini:pensa  la pubblicita' a fabbricarglieli,giorno per giorno.tu vorrai il frigorifero,dice la pubblicita',tu la macchina nuova,tu addirittura una faccia nuova.E loro vogliono quel che il padrone impone,e  credono che sia questa la vita moderna,la felicita'.Sgobbano ,corrono allucinati dalla mattina alla sera,per comprarsi quelle che credono di desiderare;in realta' quel che al padrone piace che si desideri"

"Come in America"feci io tanto per non starmene zitto ,e non far la figura del provinciale.

"Si;ma un'America soltanto negativa,rovesciata nel cannocchiale.In America il fenomeno lo ritrovi eccome,moltiplicato per mille,ma lì almeno alla tensione,alla fatica,corrispondono certi vantaggi veri,se non altro quello di sentirsi parte di un enorme potenza.la civilta' americana moderna e' come una grande macchina a gettone,tragica,che ti inghiotte,ma almeno qualcosa esce fuori.Qui invece tu non l'hai l'America,ma l'Americanismo semmai,una copia cioe' che riprende solo gli aspetti negativi senza darti nulla in cambio.Qui non c'e' nemmeno tragedia mi capisci?"

Io capivo benissimo e gli ripetei che la cosa migliore era tornarsene a csa nostra,dove non ci sono gettoni,ne' tragedie e neppure bisogni inventati dagli altri.Ripensiamo alle vacanze a Prata,con la merenda di prosciutto e cipollini tenuti al fresco nell'acqua alla Fonte Vecchia,piu' fresca di qualsiasi frigorifero.Marcello mi ribatte' che era un atteggiamento da provinciale,poi accortosi che mi stavo arrabbiando sul serio,mi fece:"Vedi da noi e' fin troppo facile,fin troppo comodo.La nostra fetta d'italia sta scomparendo e lo sai perche'?Perche' e' troppo soddisfatta della sua composta perfezione ,e non riesce a trovare alcun aggancio con quest'italia,balorda quanto vuoi ma reale e crescente.Non trova un aggancio con questa,e non lo trova nemmeo con l'altra Italia,quella di sotto,quella che fa la fame,che non sa ne' leggere ne' scrivere,che campa con centomilalire annue per famiglia.Fra queste due italie per diverso motivi depresse,come suol dirsi oggi,la nostra italia di mezzo non risce a trovare la mediazione.Star lì e' comodo quanto vuoi,ma non serve a nulla.io credo che noi due siamo venuti quassu' proprio per tentare la mediazione.Se tu ci sei venuto con l'idea di sistemarti nel ventre di vacca della cosidetta grande citta' ,ti sbagli di grosso e ti ripeto che sei un provinciale.In una zona depressa siamo venuti e credilo pure,ben piu' depressa che la Lucania: perche' la depressione salta subito agli occhilì,mentre qui si maschera da progresso,da modernita'.guardali in faccia e te ne accorgi.Sta a noi batterci per il sollevamento,per il risorgimento di quest'italia".

Postato da: ciampipiero a 14:08 | link | commenti |

sabato, 04 marzo 2006

 

si luca ,  queste   http://diariodiunaragazzavergin.splinder.com/   sarebbero cose private ma conformismo e consumismo hanno messo in circolazione un nuovo vizio che e' la spudoratezza,con riferimento non tanto a uno scenario sessuale,quanto al crollo di quelle pareti che consentono di distinguere l'interiorita' dall'esteriorita',la parte discreta,singolare,privata,intima di ciascuno di noi dalla sua esposizione e pubblicizzazione.Essere in intimita' significa essere irrimdediabilmente nelle mani dell'altro e quindi nell'intimita' occorre essere discreti e non svelare per intero il proprio intimo,affinche non si dissolva quel mistero,che interamente svelato,estingue la fonte della fascinazione,ma anche il recinto della nostra identita' che a quel punto non e' piu' disponibile neppure a noi.Ma oggi c'e' la pubblicizazzione del privato.Oggi c'e' la sensazione di non esistere se non si e' messi in mostra.Sostituiscono l'individualita' mancata con la pubblicita' dell'immagine.Queste qui sono es-poste,la loro identita' e' ormai fuori da loro, e' in cio' che si dice di loro.

pur di apparire e uscire dall'anonimato mettono in mostra la propria interiorita',dove e' custodita quella riserva di sensazioni,sentimenti,significati propri che resistono all'omologazione(pasolini) che nella nostra societa' di massa e' cio' cui il potere tende per una piu' comoda gestione degli individui.
Questi angeli del blog sembrano dire "non mi vergogno a esporre la mia interiorita',non temo l'esposizione degli altri.Ho oltrepassato quello che per chiunque sarebbe il pudore e ho fatto della spudoratezza non solo la mia virtu' ma la prova della mia sincerita' e innocenza.!Ma comportandosi in questo modo danno un ottimo esempio dell'omologazione dell'intimo.il pudore e' un faccenda d'anima che, una volta depsicologizzata perche' si sono fatte cadere le pareti che difendono il dentro dal fuori ,non esiste semplicemente piu'.Di intimo e' rimasto solo il dolore,la malatia e la poverta' perche' esponendo queste si sarebbe trascurati.Ma sono proprio queste tre cose che avrebbero bisogno di comunicazione e invece restano chiuse nel segreto della solitudine.solitudine che le rende insopportabili.e poi ci si meraviglia deilla quantita' di suicidi.ci si dovrebbe meravigliare della nostra meraviglia.

Postato da: ciampipiero a 13:47 | link | commenti (5) |

giovedì, 02 marzo 2006

Arbasino e' "cugino" di pasolini e flaiano.
L’opera di Arbasino vive dell’osservazione distaccata della realtà, elitaria, beffarda, sempre pronta a disinpegnarsi nell’ironia. Una critica che non costruisce né distrugge, ma è strumentale a un ipertrofico sfoggio di erudizione, un accumulo sfrenato di cultura, anche questo soggetto ad ironia e sbeffeggio. In breve, nulla, nella prosa di Arbasino va preso sul serio, tranne l’impegno a non prendere sul serio alcunché.Insomma e' un grande.Ora che non cominci ad andare in tv pero'...

Gli mando un email e gli dico che "così non si fa".

Postato da: ciampipiero a 11:31 | link | commenti (9) |